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venerdì 24 agosto 2012

Siamo su Vogue.it!

Anche il nostro blog ha aderito alla campagna "Your blog against Ana and Mia" promossa dal direttore della rivista Vogue, Franca Sozzani, che punta a combattere la diffusione di siti e blog che invogliano e aiutano le ragazze e i ragazzi a diventare magri inneggiando all'anoressia e alla bulimia come a care amiche. 

Nel nostro blog "metal fashion" cerchiamo di mostrare come le culture underground e mainstream si influenzino e ispirino a vicenda, e come sia quindi inutile darsi "etichette" sterili. Proprio per questo abbiamo aderito alla campagna di Vogue.it con un post e un link permanente: essere se stessi non è questione di corrispondere a una non meglio definita "perfezione" che ci impone l'esterno!

Trovate in basso a destra il logo dell'iniziativa e il link permanente all'articolo che abbiamo scritto.
Gli organizzatori hanno riunito in una mappa tutti i blog aderenti, risultato: anche il nostro forziere è su Vogue.it! 



Grazie alla rivista e al suo direttore per l'iniziativa intelligente e controcorrente e per averci incluso nella mappa. 

lunedì 23 luglio 2012

Make Up Ethics

Dopo la mia lunga assenza torno con un argomento un po' spinoso: lo status "etico" delle varie case cosmetiche. Con questo post non pretendo di essere esauriente, spero solo di darvi qualche spunto per riflettere sul problema e qualche strumento per saperne di più.

Recentemente ha avuto luogo una polemica abbastanza violenta causata dalla dichiarazione, poi ritirata, della Urban Decay. Il marchio fin qui cruelty free aveva infatti deciso di iniziare a vendere in Cina, Paese che obbliga ad eseguire test sugli animali per poter mettere in commercio prodotti cosmetici all'interno dei propri confini (attenzione quindi: qualunque marchio venda in Cina difficilmente sarà al 100% cruelty free).

Si parla spesso di test sugli animali o meno, e questo è un primo problema. Il secondo problema, la cui soluzione non va però di pari passo con il discorso sui test, riguarda le componenti animali o chimiche più o meno tossiche utilizzate nelle formulazioni dei prodotti. E' quindi difficile fare un elenco univoco di prodotti che siano "buoni" sia dal punto di vista della salute che dal punto di vista dell'etica anti-vivisezione.

Il primo termine chiave della nostra analisi è "cruelty-free": senza crudeltà, ossia senza test sugli animali. L'ente di riferimento per l'Italia è la ICEA, l'Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale. Esistono però anche altre associazioni, come il comitato VIVO, che forniscono autocertificazioni gratuite.
Il discorso sulla certificazione è abbastanza complesso: non esiste infatti una legge che imponga di specificare in maniera univoca e chiara l'utilizzo o meno degli animali nei test. I test sugli animali infatti non sono del tutto illegali, così come non è illegale utilizzare derivati animali nei prodotti. Si tratta di un problema "soltanto" etico e la scelta di prendere posizione da parte di produttori e consumatori è del tutto libera.
Tutti i cosmetici davvero non testati sugli animali dovrebbero avere un marchietto che li contraddistingue, un coniglietto che saltella circondato da stelline cadenti.




Il problema sorge quando il marchio non c'è. Alcuni produttori infatti rispettano gli standard ma non lo espongono, altri non rispettano gli standard ma utilizzano giri di parole come "cosmetici finiti non testati sugli animali", o anche semplicemente "cosmetici non testati sugli animali": questo significa infatti soltanto che il prodotto finito, ovvero il cosmetico vero e proprio, non è testato sugli animali...ma non esclude al 100% che i singoli ingredienti siano stati o siano attualmente testati. 

I veri marchi cruelty-free garantiscono invece che gli ingredienti e i prodotti finiti non siano testati, ma anche qui c'è un piccolo problema, forse solo una sottigliezza: è ovvio che molti ingredienti, anche se non attivamente testati dalla casa cosmetica, siano stati in passato testati sugli animali. Immagino che ad esempio tutti i vari pigmenti colorati siano stati - diciamo 20 anni fa? - testati, ora non lo sono più ma comunque si portano dietro questa "eredità" non proprio pulita.




                                          Source: designfetish.org via Camila on Pinterest


Nota bene: "cruelty-free" non vale solo per i cosmetici, ma anche per i prodotti di cura del corpo e dei capelli, i prodotti per l'igiene di adulti e bambini, i prodotti per la casa, i profumi.
Inoltre certi marchi, pur essendo di per sè cruelty-free, appartengono a gruppi o multinazionali che sperimentano sugli animali (o adottano altre pratiche poco etiche ad esempio nella gestione delle risorse umane).  

Altre informazioni qui: http://www.gocrueltyfree.org/shopper e http://www.lav.it/index.php?id=718.

Altro discorso va fatto per il termine "vegan" che si riferisce a prodotti adatti a vegani, ossia a coloro che escludono qualunque derivato animale dal loro stile di vita. Un prodotto vegan sarà dunque anche cruelty-free, ma non viceversa, dato che un prodotto cruelty-free può comunque contenere prodotti animali come miele e latte.

A questo punto si presenta l'altro problema, ossia la questione sull'affidabilità a livello di salute dei vari ingredienti cosmetici: spesso, per sostituire i componenti animali, vengono usati siliconi e componenti chimici vari.


                                               Source: nytimes.com via Asya on Pinterest


Qui trovate un elenco della maggior parte degli ingredienti usati in cosmetica e affini: 
http://www.biodizionario.it/

Di nuovo è importante fare delle distinzioni: ad esempio i siliconi, che spesso sono indicati qua e là come il male assoluto, sono invece consigliati dai dermatologi in inverno poiché formano uno "scudo" contro i danni del freddo...del resto prodotti come le creme solari, che tutti consigliano vivamente di usare anche durante l'anno, sono zeppi di sostanze chimiche, i famosi "filtri solari". Fanno eccezione le creme solari pensate appositamente per i bambini molto piccoli: ne esistono infatti di contenenti filtri "fisici" e non chimici, che ostacolano fisicamente l'assorbimento degli UV da parte della pelle.

Concludo con una piccola lista dei miei marchi cruelty free preferiti (non tutti, solo quelli che compro e che trovo buoni):
- Urban Decay (mi piacciono moltissimo gli ombretti e le matite)
- Obsessive Compulsive Cosmetics (anche Vegan, e tra poco in vendita anche da Sephora)
- L'Erbolario (mi piacciono le creme per il corpo e i profumi, spesso sanno proprio di fiori, e non di profumazioni complicate...)
- Lush (naming fantastico, i prodotti non sempre sono all'altezza dei costi ma gli ingredienti e la manifattura sono controllatissimi, equosolidali e non inquinanti, grazie anche all'assenza di packaging)
- Sugarpill (alcuni ombretti sono anche vegan - non riporta però il logo del coniglietto...)ù
- Illamasqua (anche i loro fornitori sono tenuti a non sperimentare sugli animali; mi permetto di aggiungere che Illamasqua sostiene una fondazione (Sophie Lancaster) che difende i diritti di chi appartiene a minoranze culturali e viene per questo discriminato, e condivide inoltre una politica della bellezza basata sull'identità personale, cosa per me importante almeno quanto l'essere cruelty free: il mondo della bellezza spesso è crudele anche con gli esseri umani, prima di tutto ci spetta di essere human friendly, non dimentichiamocelo)
- YesToCarrots (prodotti per la pulizia e cura del corpo, hanno anche prezzi ragionevoli, shampoo e balsamo per capelli trattati sono ottimi, e anche qui l'opzione human friendly - con la scelta di non utilizzare prodotti chimici pericolosi e di alimentare il Seed Fund)


mercoledì 11 aprile 2012

Blog against Ana and Mia



Ana e Mia, per chi non lo sapesse, sono i nomignoli dati dalle "fan" ad Anoressia e Bulimia
Sì perchè, anche se a me che non lo sapevo sembra assurdo, esistono persone che inneggiano a queste malattie come alla soluzione delle proprie insicurezze e difficoltà. 
Vogue Italia ha lanciato l'iniziativa "Your blog against Ana and Mia" proprio per contrastare la proliferazione di siti e blog in cui le persone si danno consigli su come soddisfare le richieste di Ana (presentata come una esigentissima amica!) e descrivono trucchi ed esperienze. 

Ho dato un'occhiata per capire cosa succede in questi blog e scioccata mi sono trovata a leggere di persone che si puniscono privandosi del cibo e accusandosi con epiteti orribili che non ripeterò.
Riuscire a non mangiare dà un'illusione di controllo, una sensazione esaltante: riuscire a fare a meno di qualcosa di necessario significa essere forti. Peccato che sia appunto un'illusione, perchè basta poco e di nuovo non sei più tu al comando, ma la tua necessità di aderire a quegli standard sempre più irraggiungibili. Di nuovo hai perso il controllo e sei del tutto dipendente da qualcosa, debole e fragile come prima anche se sei convinto/a di non esserlo. 
Senza contare i danni fisici reali e irreversibili che anoressia e bulimia provocano.

E quindi anche noi fashion metallare, per dirla in breve, siamo contro: contro a chi dice che punirsi sia segno di forza, contro a chi dice che qualcuno merita di essere punito solo per come è, contro a chi pensa che essere perfetti sia possibile e coincida univocamente con uno standard solo. La bellezza sta nelle infinite possibilità che abbiamo e nella nostra capacità non di negarcele, ma di coglierle.

venerdì 9 dicembre 2011

Imaginaerum Celebration - seconda parte


Cosa provo ascoltando Imaginaerum
Innanzitutto un piacevole deja vù, sia verso i Nightwish, nei quali torno finalmente ad identificarmi dopo i dubbi che aveva sollevato in me Dark Passion Play, sia verso l'infanzia. 
Vorrei dire che i Nightwish di Once, per dirne una, sono stati l'adolescente, il tormento e la poesia di un'idea. Quelli di Imaginaerum sono il giovane che guarda con desiderio e riconoscenza alle fiabe dell'infanzia, l'adulto che finalmente sicuro di sé può rievocare i propri sogni e tornare a giocare.


Evocano colori freddi e caldi insieme, un misto di sbiadito e vivido.

Una custom palette di Mac e il rossetto Kontrol di Illamasqua.




Evocano racconti di magia e di freaks, l'incontro col diverso. Il mondo borderline dei sogni, su cui so fonda il neogotico.


Dal film Freaks di Tod Browning.




Dal film The Rocky Horror Picture Show.







Evocano anche la coppia, il sesso e l'amore presenti, non passati o futuri come erano vissuti negli altri album.

Dal film Il circo del grande Chaplin.





Evocano l'ambiguità delle fiabe vere, quelle in cui Cenerentola alla fine si vendica delle sorellastre con tutta la crudeltà dei buoni. 


Qui tutta la vera storia di Biancaneve



Evocano un viaggio avventuroso come quello de Il Maestro e Margherita di Bulgakov (probabilmente il mio romanzo preferito), la riflessione adulta di Goethe, di Montale o di Whitman.


By Klumsyk





Tutti i diritti delle opere qui citate sono riservati ai legittimi proprietari.

mercoledì 2 novembre 2011

Lezioni da un costume di Hallowe'en

© Mariachiara Tirinzoni

   Leggo oggi questo interessante articolo sul New York Times.
Credo che per ognuno di noi, almeno tra coloro che si esprimono anche attraverso l'abbigliamento in modo consapevole (leggi: non limitandosi a indicazioni esterne, la "moda", ma usando gli abiti come parole di cui decidere la disposizione a seconda di come ci si sente), la riflessione di Sarah Manley valga la pena di essere presa in considerazione. 
   Qual è la differenza tra un vestito e un "costume"? Cosa significano le nostre scelte in quest'ambito così apparentemente superficiale? Perchè con i nostri abiti stiamo sempre dicendo qualcosa, cose diverse, e come nei dialoghi di parole a volte anche nei dialoghi di vestiario ci fraintendiamo.


lunedì 31 ottobre 2011

Dark chest of wonders

Dark chest of wonders.
A symphonic metal style blog.

Look. Inspirations. Images. Make-up. Female fronted metal band's style.
E tutto ciò che ci piace.


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